Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono dell'utilizzo dei cookie per migliorare la user experience.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

MOD_COOKIESACCEPT_ACCEPT

Appuntamenti

   Venerdì 17 novembre

oratorio di Pieve

ore 17.30

incontro Cresimandi

con il Vescovo Lauro

 

incontro dei genitori

ore 20.30


 17 - 19 novembre

fine settimana fidanzati

oratorio Canal San Bovo


 Domenica 19 novembre

Festa

Anniversari di Matrimonio

del Vanoi

ore 10.30 chiesa Zortea


 venerdì 24 novembre

ore 20.15

oratorio di Pieve

Gruppo Missionario Decanale


Sabato 25 novembre

chiesa Arcipretale

ore 20.45

Concerto di Santa Cecilia

del Corpo Musicale

Folkloristico di Primiero


Giovedì 23 novembre

ore 20.15

chiesa di Mezzano

celebrazione penitenziale

in preparazione alla Cresima

per Up Vanoi -Imèr e Mezzano

 

 Venerdì 24 novembre

ore 20.15

chiesa Arcipretale

celebrazione penitenziale

in preparazione alla Cresima

per l'UP di Soprapieve

 

Domenica 26 novembre

celebrazione della Cresima

in Decanato

 

Soprapieve

chiesa Arcipretale

ore 10.30

 

Vanoi

 Santi Pietro Paolo e San Giorgio

chiesa di Caoria

ore 15.00


 

 

 Link ad appuntamenti attuali e passati

Facebook icon YouTube fliker

BEATA in Primiero

L’ANNO SERAFINIANO

Suor Maria Serafina

del Sacro Cuore

Beata
(aprile – settembre 2017)

 

Foto MariaSerafina

 

 Sintesi Principali appuntamenti

31 Marzo
Conosciamo la Beata
22-25 Aprile
Sui luoghi della Beata
Maggio

I ragazzi conoscono la Beata

Novena in preparazione

alla Memoria Liturgica

preghiera del Rosario

31 Maggio
Tisi-DonNicola
Celebrazione Solenne con il Vescovo

 20-30 Luglio 

Presenza delle Suore
Degli Angeli in Primiero

Santa Messa
Concerto Music Academy

2 Agosto 
Anniversario Apparizione 
10 Settembre
Conclusione anno Serafiniano

 

Sui luoghi della Beata

22 - 25 aprile

 

Serafina pellegrinaggio


E' disponibile nelle sacrestie la nuova ristampa del libro

 Il dono della Pace. 

Il Dono della Pace del Cardinal Joseph Bernardin
del Cardinal 
Joseph Bernardin


 

Nuova edizione del libro

Un fiore tra i monti

a cura di Floriano Nicolao

libro Serafina

disponibile presso i Sacrestani
delle
Parrocchie e nelle
librerie autorizzate

 

nella chiesa di Imèr

 

 

Hortus Conclusus - Arcipretale Santa Maria Assunta

 

PARROCCHIA DI SANTA MARIA ASSUNTA
Fiera di Primiero

A cura di Alessandro Chiopris


 

“Mettimi come sigillo sul tuo cuore”

 

Santa Maria Assunta FIERA 1

 

 

L’Hortus Conclusus letto alla luce del Cantico dei Cantici

Una doverosa introduzione*

 

 

In un’epoca storica come la nostra, dove l’amore è ridotto a oggetto di consumo, se non addirittura banalizzato, ridicolizzato, volgarizzato e trasformato a una merce vendibile; diviene un atto profetico, e nel contempo di giustizia, trovarci in questa bellissima chiesa, tardo gotica, per contemplare, con gli occhi di chi cerca la Verità, i simboli dell’amore contenuti nel maestoso affresco dell’Hortus Conclusus.
Questa nostra serata ha l’ambizione di aprire un varco nei nostri cuori, attraverso le parole della più bella canzone d’amore che l’uomo credente abbia mai realizzato nell’arco della sua storia: il Cantico dei Cantici. Alcune suonate d’organo ci consentiranno di creare quell’armonia che è proprio della fede cristiana.
L’arte figurativa ci permette di gustare la Bellezza delle immagini sacre; la musica liturgica ci dà l’occasione di ascoltare brani del Buono che la fede ha maturato in sé; infine, il dialogo che emerge tra l’amata e l’amato, nel testo sacro, ci consente di dissetare la nostra sete di Dio direttamente dalla fonte di ciò che è Giusto.

Partiamo con un accenno, storico-artistico, dall’affresco dell’Hortus Conclusus

Diversi anni fa nel corso dei lavori di restauro di questa chiesa, smontato l'altare dell'Assunta allora addossato alla parete nord, è apparsa la maestosa raffigurazione dell' "Hortus Conclusus" (il giardino chiuso del Cantico dei Cantici 4,12) di cui non si aveva alcuna menzione. Questa composizione pittorica è stata sottratta alla pietà popolare dopo il Concilio di Trento (1545-1563), presumibilmente per la presenza di elementi legati alla mitologia greca.
Il dipinto, di cui è ignoto l'autore, è uno spazio in cui sono racchiuse le metafore della verginità di Maria, posta in un giardino recintato da un muro a sei lati. E' chiamata anche "Caccia mistica all'unicorno", perché vuole riassumere in un proprio piano figurativo tutto ciò che venne elaborato dogmaticamente sul verginale concepimento di Cristo in Maria, dall'inizio del medioevo. (Giissman).
E' una composizione tipica del contesto tedesco: a sinistra in basso compare l'arcangelo Gabriele che suona il corno, da cui esce il cartiglio con le parole: "Ave Maria gratia plena." Davanti a lui 4 levrieri, che rappresentano la misericordia, la giustizia, la verità e la pace. Questi danno la caccia all'unicorno che, se pure bestia indomabile, si avvicina ad una vergine pura, e si addormenta nel suo grembo, simboleggiando la purezza e la castità. L'incarnazione di Cristo viene raffigurata attraverso un piccolo bambino, coricato sopra una croce, all'altezza della torre di Davide, ricca di stemmi con riferimenti ai casati importanti d'allora e che troneggia nel centro. Da Dio Padre, posto alla sommità del dipinto piovono dei raggi di luce verso la Vergine Maria posta in basso a destra, adombrata dallo Spirito Santo che, nell’immagine classica della colomba, le sta sopra la testa.
Sono evidenziati inoltre tanti simboli presenti nella Bibbia dell’Antico Testamento, tra cui l'urna aurea (Es 16,31) in cui i giudei conservavano la manna e che richiama Maria, la quale prezioso vaso, porta in seno il Salvatore; l'arca dell'alleanza (Es 22,25) cioè dimora di Dio, luogo di preservazione; il roveto ardente (Es 3,5) a cui Mosè si poté avvicinare solo se scalzo; il bastone fiorito d'Aronne (Nm 17,23); il vello di Gedeone (Gdc 6,37-38); la porta clausa di Ezechiele (Ez. 44,1-2), cioè la porta sigillata del tempio che impedisce ogni tentativo di entrata nel giardino santificato; la porta del cielo (Gn 28,17) ad oriente attraverso cui solo Cristo, quale luce che sorge, poté passarvi; la torre d'avorio a destra; un'altra piccola, in cima a sinistra con la figura del profeta Isaia alla finestra, da cui esce un cartiglio con le parole "Ecco una Vergine concepirà e partorirà un figlio". Alla sommità del dipinto rifulge una stella (Stella maris) che rappresenta la Vergine quale stella polare.

Nella lettura di questa sera, tratta dal Cantico dei Cantici, approfondiremo solo alcuni simboli cristiani presenti nell’affresco. Ci soffermeremo maggiormente sul giardino quale “contenitore” ideale di tutti gli altri simboli:
◊ Il giglio: dice la purezza verginale di Maria.
◊ La colomba: evoca lo Spirito Santo che scende sul capo di Maria nell’atto del concepimento verginale.
◊ La torre: rappresenta l'anello di congiunzione fra cielo e terra e può simboleggiare l'aspirazione dell'uomo verso l'infinito. Richiama anche il senso di vigilanza.
◊ La fontana: ricorda in sé il valore dell’acqua quale elemento vitale per la sopravivenza dell’uomo e della sua stessa fede. Infatti l’acqua dice rigenerazione, purificazione e battesimo. Se Cristo è l’acqua viva, il grembo di Maria è la fontana che la contiene.
◊ Il giardino: il segno del giardino paradisiaco, in cui tutto si rispecchia e da cui tutto emana, percorre tutto questo testo e ritornerà altrove. A questa simbologia si connette l’archetipo generativo e materno, valorizzato dalla presenza delle acque fecondatrici. Si configura, così, l’idea dello spazio sacro, marcato dalla «chiusura» e dal «sigillo». Fecondità e inviolabilità, maternità e verginità, vita e santità si fondono insieme, come in certi canti biblici in onore di Sion (Is 48,2; 49,20–21; 51,18–20; 54,1 ecc.). Lo spazio sacro è, allora, un grembo fecondo e materno a cui ci si riferisce inconsciamente come in un «ritorno all’utero»: là si è nati, là si vuole ritornare per trovare pace, sicurezza, nutrimento, tenerezza, calore, vita. Là ci si sente come in un «paradiso» terrestre, in cui scorrono acque abbondanti, dissetanti e rinfrescanti, come nella grandiosa mappa idrografica del giardino di Eden tracciata da Gen 2,10–14. Nel Cantico questo giardino chiuso incarna soprattutto l’idea di mistero invalicabile che è racchiuso nel corpo della donna e che può essere svelato solo per donazione, non conquistato per violenza. Quel giardino chiuso è «l’io femminile, padrone del proprio mistero», è «l’interiore inviolabilità della persona» (Giovanni Paolo II, 30 maggio 1984). È solo col dono d’amore che la diversità e l’originalità, insite in ogni persona, si sciolgono e le porte del giardino si spalancano. Allora, continua Giovanni Paolo II, «la sposa risponde allo sposo con le parole del dono, cioè dell’affidamento di se stessa».
Come non vedere un chiaro riferimento ad altri due giardini, tappe fondamentali nella vita di Gesù: il primo è in relazione al Getsèmani: “Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove c'era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli” (Gv 18,1).
Il secondo indica il luogo dove è posto il sepolcro: “Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto” (Gv 19,41).

Fino qua abbiamo presentato l’affresco con alcuni simboli contenuti in esso, ora è il momento di dare qualche chiave di lettura anche al testo biblico che ci accompagnerà da qui a poco: il Cantico dei Cantici.

«Il mondo intero non vale il giorno in cui il Cantico dei Cantici è stato donato a Israele» (Rabbi Aqiba, citato in Mishnah Jadajim 3,5). Queste parole di uno dei grandi maestri della tradizione ebraica dicono incisivamente quanto il Cantico sia stato considerato e amato da essa. Il testo è una delle «meghillot», uno dei rotoli, cioè, da leggere nella liturgia sinagogale: il fatto che venga proclamato a Pasqua, la festa centrale fra tutte che celebra la liberazione dalla schiavitù d’Egitto e il passaggio del Mar Rosso, testimonia di quale considerazione goda Shir Ha Shirim (questo il nome ebraico: il Cantico dei Cantici, il «Cantico sublime»). Ancora oggi nelle famiglie ebree il sabato è accolto come la sposa del Cantico (in ebraico «shabbat» è femminile).
Nella tradizione cristiana il Cantico gode di una stima non minore: «Beato chi comprende e canta i cantici della Sacra Scrittura – afferma Origene –, ma ben più beato chi canta e comprende il Cantico dei Cantici» (Omelia sul Cantico l,l: Pg 13,37). Al Cantico si ispira la mistica cristiana, celebrando il rapporto d’amore con Dio: basti pensare ai versi di San Giovanni della Croce: «In una notte oscura / con ansie di amor tutta infiammata, / o felice ventura!, / uscii, né fui notata, / stando già la mia casa addormentata. / ... / Notte che mi guidasti! /oh, notte amabile più che l’aurora / oh, notte che hai congiunto / l’Amato con l’amata / l’amata nell’Amato trasformata» (San Giovanni della Croce, Noche oscura, Strofe l e 5). Eloquente e ispirativo nelle più diverse stagioni della tradizione ebraico-cristiana, il Cantico continua a parlare anche oggi: «Questo – afferma il poeta, filoso e scrittore Guido Ceronetti – è un Cantico di oggi, per il presente, per servirgli restando quel che è, un punto lontano» (Il Cantico dei Cantici, Adelphi, Milano 1975. 2005, 114).
Non ci si può non chiedere come un’opera storicamente datata, probabilmente del tardo post-esilio (IV-III secolo a.C.), abbia potuto esercitare una tale influenza sull’anima ebraico-cristiana e in generale sulla storia culturale e religiosa dell’umanità. La ragione di questo fascino esercitato dal Cantico sta plausibilmente nel fatto che esso si muove sulla soglia, in quella sottile striscia di esperienza universalmente umana, dove la morte è eguagliata solo dall’amore.
Si può capire il Cantico, allora, solo se si è inquietati dall’amore, feriti da esso, attratti, animati o motivati dall’esperienza di amare. Per la comprensione del Cantico vale la legge dell’amore: «Amor che a null’amato amar perdona» (Dante, Inferno, V, 103). Solo l’amore capisce l’amore: solo l’amore introduce nel santuario del Cantico e ne rivela le profondità abissali.
È l’amore il tema del Cantico: si comprende, perciò, come proprio questo piccolo libro stia al centro di quella narrazione della storia dell’amore fra Dio e le Sue creature, che è la Bibbia. «Il Primo Testamento inizia con il grido esultante dell’uomo di fronte alla donna: "Questa, sì, è carne della mia carne, osso delle mie ossa" (Gen 2,23). Il Nuovo termina con il grido d’amore della sposa per lo sposo divino: "Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni!" (Ap 22,17). In mezzo alla Bibbia, Primo e Nuovo Testamento, vi è il Cantico dei Cantici, il libro dell’amore, il cuore della Bibbia» (Cantico dei Cantici, nuova versione, introduzione e commento di G. Barbiero, Paoline, Milano 2004, 8). In quanto libro dell’amore, il Cantico è anche l’unico libro biblico a essere composto dall’inizio alla fine in forma di dialogo: «Il fatto stesso del dialogo è significativo, perché indica, nella prossimità, anche la distanza dei due amanti, come è tipico del vero amore» (ib., 420).
Ma di quale amore si tratta? È amore umano, solo umano, quello di cui parla il Cantico? O è anche amore divino? Si tratta di un unico amore che intreccia le varie possibilità: in tutte è però presente l’Eterno, come sottolineano i maestri ebrei mostrando come la parola ’ahavah (amore) abbia due lettere in comune col nome divino impronunciabile, significato dal Tetragramma sacro (Jhwh).
In ogni esperienza veramente umana di amore si fa esperienza di Dio: questo è il senso che al Cantico dà la professione di fede di 8,6: «Forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore!». «Come la morte l’amore chiede tutto. Amare vuol dire perdere la propria libertà e la propria vita, non appartenere più a se stessi... Bisogna perdersi per ritrovarsi» (ib., 427: cfr. Lc 9,24).
Attraverso l’uso dell’interpretazione allegorica, tutto il Cantico appare come un paradigma del Cristo: così, l’Amato che viene saltando sopra i monti di Ct 2,8 è riconosciuto sin dal primo commento cristiano come «il Verbo, saltato dal cielo fin nel corpo della Vergine, dal sacro ventre sul legno della Croce, dal legno negli inferi, di là nella carne (della risurrezione)... infine, dalla terra al cielo» (Ippolito di Roma, Commento al Cantico, XXI, 2). Le descrizioni del Cantico vengono interpretate come metafore della vita della Chiesa: «Se tu senti nominare le membra dello sposo, cerca di capire che in realtà sono evocati i membri della Chiesa» (Origene, Commento al Cantico, libro II, su Ct 4).
Una foresta di simboli pervade comunque l’intero testo: l’Amato, l’amore, il corpo, il giardino, il creato, la società... Il «filo rosso» in questa selva di sensi è rappresentato dal tema della ricerca amorosa, con l’accentuazione della presenza gustata dopo l’amarezza dell’assenza, dell’aurora accolta dopo la notte, dell’oblio di sé vissuto come condizione per trovare l’Altro.
L’amore del Cantico è allora al tempo stesso quello dell’amato per l’amata, quello di Dio per il Suo popolo e del popolo per Dio, e infine quello del singolo credente per il Signore. Che l’amore in tutta la ricchezza del suo significato sia il tema dominante del Cantico è mostrato anche dal fatto che il testo si preoccupa di presentare sin dall’inizio i due protagonisti come l’amata e l’amato. È interessante notare che a pronunciare il maggior numero di parole nel Cantico sia la donna (una sessantina di versetti), mentre all’uomo ne sono riservate poco più della metà (trentasei versetti). È questo un implicito riconoscimento dell’inclinazione che la donna ha verso la sapienza dell’amore, non solo nel senso della capacità oblativa che dimostra, ma anche della disponibilità a intuire, presentire ed evocare la presenza dell’Amato. Quest’attitudine alla percezione e alla comunicazione dell’amore è intesa dalla tradizione ebraica come risultante naturale dell’essere la donna sorgente della vita: se vivere veramente è amare, colei che nella casa accende la candela del sabato per introdurre la famiglia intera nella vita nuova del riposo divino, la donna, è anche quella che in generale saprà meglio accendere e alimentare la fiamma dell’amore.
L’amore è insomma esodo da sé di ciascuno dei due per essere dell’altro. Questa trama complessa di legami d’amore non è presentata mai staticamente nel Cantico, ma evocata nelle forme proprie dei dinamismi dell’amore: l’amore è cammino che si apre al cuore e alla vita, e perciò non può non vivere di tappe e di gradi: «Grande è la forza dell’amore, meravigliosa la potenza della carità. Molti sono i gradi dell’amore e fra essi grande è la differenza» (Riccardo di San Vittore, I quattro gradi della violenta carità, 2).
Appunto per durare l’amore ha bisogno di distanza, di incontro, di nuova distanza, di nuovo incontro.
Su tutto vi emerge il contesto del giardino fiorito, dove i due non sono più due, ma Uno, e il ritrovarsi di ciascuno nell’altro è pegno e caparra della vittoria sulla morte, che è la vita senza fine dell’amore.

Qui sotto troviamo il testo sacro. Per l’occasione è stato diviso in 12 parti.

 

 

Depliant scaricabili

 Orari Sante Messe

e appuntamenti
Estate 2017

Chiesetta di Passo Rolle
 

Gli orari delle Sante Messe e il depliant da scaricare o consultare


 

Sentiero Nettare di Vita 
Primiero a 10 Passi dal Cielo
Nettare di VitaA 10 Passi Dal Cielo

 

Lo abbiamo percorso
assieme il giorno

01 Settembre 2014
Guarda il Video

e  le foto


Chiese sui monti
di Primiero

chiesa Vederna

 


Chiara Lubich fondatrice del Movimento dei focolarini

Chiara Lubich

 

Cenni di Biografia e cartina dei luoghi visitati da Chiara Lubich in Primiero

 


Beata Suor
Serafina Micheli

Suor Serafina Micheli Percorso

 

I luoghi della vita e due percorsi: il primo su sentieri benedetti dai passi della
Beata; il secondo, gradevole per il paesaggio e la natura, sa aprire il cuore.




La Crosera 
Crosera


L'antico cammino La Crosera
propone un itinerario alla riscoperta di piccoli e grandi angoli di pace e di meditazione, seguendo le tracce dei pellegrini e dei viandanti attraverso strade e sentieri del tempo passato.